Riportiamo il comunicato stampa della famiglia Moroni in merito alle pretese avanzate ieri da Letizia Moratti sull'Archivio Primo Moroni.
Oggi abbiamo appreso dalla stampa che il sindaco Letizia Moratti avrebbe intenzione di occuparsi dei materiali dell'Archivio Primo Moroni e che vorrebbe addirittura spostarli in una non meglio identificata sede del Comune di Milano.
Se questa giunta avesse avuto minimamente a cuore l'Archivio Primo Moroni non avrebbe mandato ingenti forze di polizia e militarizzato un intero quartiere per sgomberare il centro sociale Cox 18, cercando di bloccarne la più che trentennale attività e impedendo la libera fruizione sociale dei materiali dell'Archivio e della Calusca City Lights.
Se a muoverla fosse stato qualcosa di diverso da una volontà di mostrare i muscoli la cui protervia è pari solo all'ignoranza e all'avidità già dimostrate in troppe altre occasioni, avrebbe invece rispettato la loro collocazione nel luogo in cui Primo aveva deciso dovessero stare.
Ribadiamo quindi che per noi familiari la sede naturale dell'Archivio Primo Moroni è il centro sociale di via Conchetta 18 e che se questa amministrazione s'illude di fare diversamente incontrerà la nostra più ferma opposizione.
Cox 18, l'Archivio Primo Moroni e Calusca City Lights sono affasciati e difesi da quella solidarietà attiva che si è espressa durante tutti questi giorni. Non si toccano.
Sabina, Maysa, Anna e Chiara, familiari di Primo Moroni
martedì 27 gennaio 2009
lunedì 26 gennaio 2009
Manifestazione di sabato 24 per COX 18: una cronaca.

Proseguono le iniziative per COX 18: oggi a piazzale marino fino a notte in piazzale Marino:
- Riapre la libreria Calusca: banchetto di libri, riviste, autoproduzioni
- Teatro e musica con:
Walter Leonardi, Chinaski, Flavio Pirini, Folco Orselli, Cesare Basile, Angelo Pisani, Lucia Vasini, Paolo Rossi.
Per far sentire alla Moratti di cosa ne pensiamo della sua nuova uscita con cui afferma di volersi appropriare dell'Archivio Moroni... leggete il blog di Conchetta per credere!
Riportiamo ora una cronaca diretta, personale ma obiettiva della straordinaria manifestazione di sabato, che i giornali hanno vergognosamente fatto passare sotto silenzio, focalizzandosi su violenze e danneggiamenti inesistenti.
Il brano che riportiamo è di un nostro amico, Andrea Gessner, che ringraziamo, e che esprime perfettamente il sentimento della città di Milano di fronte a uno sgombero talmente insensato (oltre che - ribadiamolo - illegittimo).
COX 18 - UNA CRONACA DI SABATO 24 GENNAIO
Visto che i giornalisti che lavorano per i giornali (manifesto escluso) non sanno farlo, qualcuno deve raccontare quello che è successo ieri.
parto la mattina da roma: lì piove, a firenze ancor più, da modena a oltre fiorenzuola cadono fiocchi che sembrano già palle di neve. A milano è grigio, fa freddo: è una giornata ferma, seria. Sembra proprio di stare a milano. Sembra che oggi non sia giorno per ironie.
Voloacasapermollareleborse, mi cambio prendo un cappuccino caldo perché so che farà un cazzo di freddo. In metrò la gente che deve scendere a porta genova ha l’espressione tesa, tirata. Non si parla molto.
Dalla via vigevano si sentono i primi cori, i primi canti.
In piazza 24 maggio ecco andrea con caterina, ecco marco, c’è anche alessandro, sta con antonio, con loro c’è gabriele. Arriva simone con ginevra, poi l’altro simone, con c., che se ne va subito. Di lontano vedo andrea, ancora uno.
Siamo qui con mille altri duemila tremila chi lo sa, perché il comune ha dato ordine illegalmente di sgomberare illegalmente il conchetta, il cox 18, un posto dove tutti siamo stati, per bere una birra, per ballare, per parlare, per sentire qualcosa, per trovare un libro. Quello che vuoi.
Illegalmente perché c’è una causa in corso tra l’associazione che lo gestisce e il comune con udienza fissata a giugno 2009.
Illegalmente perché è lì da più di 30 anni e c’è ancora una cosa che si chiama uso capione.
Illegalmente.
(Lo spaventoso decorato ha dichiarato che lui li vuole chiudere tutti i centri sociali, perché sono realtà borderline. Borderline. Chissà perché mi viene in mente l’arte degenerata).
Il concentramento di gente pare un po’ teso, non tira una bella aria. La gente è incazzata nera. Il corteo sta per partire, ritarda perché la polizia o i carabinieri hanno fermato due che volevano venire, poi rilasciati dopo circa tre ore. Mi dicono che davanti non ci saranno problemi, non vogliono problemi, dietro qualcuno può voler fare un po’ casino. Piano piano si parte, percorriamo corso di porta ticinese, poi svoltiamo a destra sui navigli, e lì rivedo andrea e caterina e lorenza che stanno in cordone; mi cordono con loro. Stefano sta facendo le foto per qualche agenzia. Svoltiamo a sinistra in corso italia. dal pulmino che apre il corteo, anticipato solo dalle ragazze del cox 18, qualcuno parla, a turno. Dal corteo partono slogan contro “decoratopezzodimmerda” contro la moratti “letiziamoratti non hai capito niente, conchetta 18 non si vende”. Conchetta 18 non ha paura. Il microfono ricorda come stanno le cose, alcuni di quelli che parlano sono pacati, altri incazzati come dei puma, alcuni ricordano alfredo jaar e la sua domanda rivolta alla città in questi tempi: cos’è la cultura? Altri ricordano ferlinghetti, il beat, hovistolementimiglioridelmiotempo, On the road. Al duomo il microfono ricorda primo moroni con l’immagine del catcher in the rye, un salvatore - il giovane holden e tutto il resto – e cresce questo strano slogan “questi libri sono la nostra storia” , cresce come un’onda, prima piano poi sempre più forte - la voce che lo scandisce diventa ferma precisa drammatica urla – una frase che non fa rima non rimanda a chissà quale immagine, però davanti al duomo si sentono migliaia di persone che urlano a tutto fiato “questi libri sono la nostra storia” - una cosa incredibile. Malgrado siano tutti furibondi si mantiene la calma, non si cerca lo scontro fisico, la rabbia la si urla. Ci guardiamo intorno dietro davanti: cazzo siamo tantissimi. Pensi che se sei così tanti puoi fare delle belle cose. “chiediamo ascolto - ci danno polizia - è questa la loro - democrazia”. Possiamo farci ascoltare.
C’è anche otta in corteo, racconta del biko. Da qualche parte c’è anche alem. Arriva betta, si cordona a noi, poi ecco fabrizio e giulia. dal duomo abbiamo girato in via torino, stiamo ormai tornando indietro, è ormai buio. Fa freddo, freddissimo. Ci scaldiamo urlando e camminando e parlando e fumando.
Fa freddo cazzo un gran freddo. Si continua su via cesare correnti – che dio lo abbia in gloria e non si sa il perché – poi verso la stazione di porta genova, sempre più stanchi, infreddoliti, cazzo contenti, incazzati come spie. Ma lo vedete quanti siamo? Ma vi rendete conto? Ma lo sapete quel che fate? sono le domande che nascono normali. In via vigevano spunta dado, ma massi non c’è, è a casa; ecco i bengala, ecco i fotografi dei giornali che arrapati come dodicenni skattano: mio dio accendono i bengala. i bengala. mio dio. Domani questa la pubblicano. C’è violenza. C’è kasino. No. Niente di questo. C’è un corteo di gente inkazzata che arriva in piazza 24 maggio, come alla partenza. Ma non c’è più antonio scurati, non c’è più gabriele salvatores. Quelli avevano da fare, scrivere lavorare, cose. Sono andati via al concentramento. Non hanno fatto un metro di corteo. Ma ai giornalisti presenti questo non interessa. Hanno intervistato loro, il nome, il simbolo, chissà cosa si immaginano. No, qui c’è popolo. Ma non interessa a nessuno: niente interviste, nessuna curiosità, a parte il manifesto chesempresialodato. Poi due pirla tirano due raudi sulla polizia, superando con preciso lancio il cordone di protezione alla madama fatto dai fichissimi attivisti del conchetta. Un poliziotto/carabiniere si fa male alla mano. Dispiace. Ma se qualche bella testa non avesse avuto la pensata di chiudere il conchetta, tutto ciò non sarebbe stato. Neanche una mano ferita ci sarebbe stata. Neanche una, cazzo. Questo è quanto. Come un miracolo, un corteo spontaneo di migliaia di persone incazzate si scioglie da solo, senza gravi problemi.
Un ferito lieve, una trentina di taggatori, diecimila persone in corteo. Cosa colpisce di più?
Da quanto non capitava?
Questo giorno è un gran giorno per noi, per milano, per la dignità di un pensiero diverso, per il rispetto dell’essere minoranza.
E che cosa cazzo abbiamo letto nei giornali – il manifesto escluso?
Andrea Gessner
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venerdì 23 gennaio 2009
CONTRO LO SGOMBERO DI COX18

Ieri mattina, con un blitz all'alba che ha bloccato militarmente il quartiere, è stato sgomberato il CSOA COX18, che ospita anche la Libreria Calusca e l'importantissimo Archivio Primo Moroni.
Non possiamo fare finta di niente davanti a un atto gravissimo e insensato come questo.
Agenzia X esprime tutta la sua solidarietà con il Cox, appoggia e partecipa a tutte le manifestazioni e le iniziative in sua difesa in questi giorni.
Per firmare la petizione online cliccate QUI
Ecco invece il comunicato ufficiale della riunione all'USI di ieri sera.
Venite domani al corteo e diffondete!
Appello per iniziative in solidarietà con Cox 18 di oggi, venerdì 23 gennaio 2009
Riprendiamoci Cox 18, la Calusca e l’archivio Primo Moroni
Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa, e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni..
la risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.
Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che 1’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto.
Il risultato, al momento, vede il centro sigillato, con tutti i materiali dentro, compresi i libri e le riviste della libreria e dell’archivio. Il Centro Sociale Conchetta, la Calusca, l’Archivio Primo Moroni rappresentano un pezzo di storia importante, e testimoniano oggi la possibilità di eludere il principio di mercificazione. Con essi, in buona compagnia: diversi altri centri sociali, luoghi di libero accesso e libero scambio, i servizi essenziali, il diritto di esistenza, sempre più minacciato dall’esistenza del diritto, e il diritto alla diversità.
La loro sopravvivenza deve essere la sopravvivenza della libertà di agire, di farci padroni del nostro futuro, di non essere pesati per quanto possiamo / sappiamo / vogliamo spendere.
Per quanto ci riguarda non consideriamo chiusa la partita, riconosciamo chi rifiuta l’omogeneità del pensiero unico del mercato: ci vogliono compatibili, compratori comperabili, ordinati e consenzienti. Resteremo ciò che sappiamo essere, ciò che siamo: originali, comunicanti, disomogenei.
Chiediamo a tutti di farsi carico di un pezzo di questo percorso, che è percorso di tutti.
Stasera ore 18.30, nella piazza di fronte alla stazione di Porta Genova: Volantinaggio per il quartiere
Alle 21.30 concerto sotto l’arco di piazza XXIV maggio
DOMANI MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER Cox18.
Concentramento ore 15.00 in piazza XXIV maggio.
I compagni e le compagne di Milano presenti ieri sera all’assemblea cittadini presso la sede USI di viale Bligny.
La giornata di ieri...
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giovedì 22 gennaio 2009
COX18 - SGOMBERO
Questa mattina la notizia dello sgombero di Cox18.
il presidio e il congelamento dell'azione del comune.
tra poco alle 15.30 davanti a palazzo marino.
venite.
il presidio e il congelamento dell'azione del comune.
tra poco alle 15.30 davanti a palazzo marino.
venite.
lunedì 19 gennaio 2009
yes, we hope!

...8 years have been a bloody long time...
Martedì 10 gennaio sarà l'ultimo giorno della presidenza Bush e il primo di quella Obama. Speriamo comporti anche un cambio radicale e una presa di distanza dalla disastrosa politica statunitense di questi ultimi otto anni.
Speriamo.
Ma domani, per una sera, penseremo solo a festeggiare.
All'Arci Biko, un club fondato dal nostro amico Alem in onore di Stephen Biko.
Quindi, martedì 10, finito di cenare, tutti in via de Castillia, a Milano, per il party ElectroObama!
venerdì 16 gennaio 2009
"Smoke around europe"... con il Duka!
Enrico Fletzer ha recensito Roma K.O., sulla rivista internazionale antiproibizionista Soft Secrets. Riportiamo la recensione e vi invitiamo a visitare il sito di questo bimestrale edito in italiano, inglese, francese, spagnolo, olandese, polacco e ceco.
Basta cliccare QUI.
Siamo all'ultimo guizzo di follia creatrice di Marco Philopat e del Duka. I due folletti del movimento italiano operanti rispettivamente tra Milano e Roma e che in Roma K.O «romanzo d'amore droga e odio di classe ripercorrono lungo cinque catastrofiche giornate trenta anni di sconvolgimenti che hanno cambiato la storia e la cultura del movimento antiproibizionista del nostro paese. Sono stati bravi nell’attualizzare il mitico droga e rock'n’roll nel corso delle loro a affabulazioni in un paese meschino dove vige una guerra non dichiarata ai poveri e ai diversi, dove tutto è proibito ma come afferma qualcuno occorre cercare di "conquistarsi il futuro con le unghie e con i denti".
I due kamikaze si dimostrano all'altezza dell’arduo compito di rappresentare l'hard core italiano. Estremamente loquaci sono soprattutto in grado di ricomporre in maniera esilarante una profezia auto-avverante sulla prossima e definitiva distruzione di Roma. Marco Philopat, animatore del mitico Virus di Milano, il primo centro del movimento punk italiano a cui aveva dedicato Lumi di punk e Costretti a sanguinare, nel corso di questi anni, è divenuto sempre più avvezzo nel dipanare alcune interessanti leggende metropolitane come nel suo La Banda Bellini, la storia di un gruppo dell'autonomia milanese degli anni Settanta, d'estrazione proletaria e composto di "randa” dell'hinterland milanese che, armati di chillum e di carabine winchester, erano riusciti a mettere in crisi il centro di Milano ma anche le logiche della maggior parte dei gruppi politici dell'epoca.
Un'atmosfera di follia creatrice che avvolge il lettore anche in Roma K.O. che rappresenta la storia di un'intera generazione e che in certi tratti potrebbe ricordare Paura e delirio a Las Vegas. Il libro nasce da un canovaccio rielaborato da oltre cinquanta ore di registrazioni tra protagonisti dei movimenti sociali a cui si sono prestati centinaia di collaboratori e con i contributi più svariati che andavano dagli aperitivi del Mariani, mitico bar di San Lorenzo ai consigli del poeta e scrittore Nanni Balestrini, protagonista indiscusso della letteratura italiana e del Gruppo 63, a cui molti giovani scrittori sono debitori per la sua incredibile abilità d'intreccio tra biografie personali e flusso poetico. Uno per tutti, Balestrini ha da sempre espresso con procedimenti semantici sempre all'avanguardia i punti alti dell'avanguardia politico-artistica e letteraria del nostro paese fin dai tempi di "vogliamo tutto".
Ma è il Duka il vero ispiratore di Roma K.O. a cui come succede per i tanti personaggi il cui nickname altisonante come Il Conte a Venezia o Pino Angoscia a Bologna, svela qualità nascoste o per lo meno perturbanti. La sua pistola è ancora calda come potrete vedere su un bislacco filmato uscito sulla rete. Duka è considerato a torto o a ragione il dandy della scena alternativa romana. Forse perché ai tempi andava a Londra e ci teneva ad avere un aspetto curato pur militando nei centri sociali in cui il look ma non necessariamente importante.
Ignorato per ora incoscientemente dal l'establishment della sua città, la presenza e la prosa del Duka costituiscono una seria minaccia per l'ordine costituito, una vera e propria miccia accesa sotto una Città che si riteneva eterna o almeno prima del Duka che peraltro non odia i media e ne fa parte. Nella vita si occupa di cultura e di musica e ne scrive su "Liberazione" ed ha anche composto un clamoroso I hate music/Odio la Musica per la casa editrice Meridiano Zero.
Sarà una percezione molto soggettiva, ma Philopat e Duka mi ricordano entrambi Peter Pan o forse anche Pinocchio per i caratteristici nasi allungati e per le situazioni più impensabili vissute all'insegna dell'ironia e dell'humour in frangenti spesso drammatici o d’importanza. I loro guizzi e la loro inventiva sono ben rappresentati nel testo che riesce a far scompisciare non solo i già convertiti dell'underground a pugno chiuso o dell'antiproibizionismo militante ma anche la gente comune e forse perché no, gli stessi abitanti delle borgate protagonisti della grande esplosione-implosione di cui parla il libro. Il romanzo fila liscio con un ritmo incessante in una cornice in cui le sostanze e le rivolte improvvise e l'implosione del quartierone romano e che sfociano inesorabilmente in un finale apocalittico: la definitiva e totale distruzione della Capitale.
La storia è ambientata all'interno di un set surreale, nella zona del Corviale, un gigantesco e squallido palazzone che rappresenta egregiamente la periferia romana tanto decantata da Pasolini fino alle storie tossiche di Guido Blumir. Questo vero e proprio postaccio lungo un chilometro concorre per il premio Frankenstein con analoghi scempi edilizi come lo Zen di Palermo, il Virgolone e il Treno di Bologna o i palazzoni di Quarto Oggiaro a Milano. Al Serpentone in futuro potrebbero aggiungersi le centrali nucleari o gli inceneritori, pudicamente chiamati termo-valorizzatori. Ma la lista dei palazzoni implodenti potrebbe allungarsi fino a coinvolgere la stessa Sede Rai di Saxa Rubra a Roma che oltre che materia di numerose inchieste della magistratura e d'arresti eccellenti, secondo una leggenda metropolitana quasi inestirpabile, non sarebbe altro che la copia conforme del supercarcere peruviano di Lima poi riadattata a studio televisivo tra le proteste e i mugugni di tanti giornalisti Rai.
In questo contesto da "nessun dorma" e soprattutto in attesa della tanto auspicata esplosione/implosione di Roma, Philopat e Duka viaggiano in un completo trip pazzoide fatto di rivolta ed allucinazioni e che sembra indicare la strada per il definitivo esodo psichedelico rivoluzionario. Tra la defezione e la protesta è la prima che sembra prevalere nell'immaginario delle plebi in rivolta accampate nella tendopoli di Cinecittà apprestate dal Sindaco V.
Siamo a Roma nel settembre del 2008 in un Leviatano che hanno chiamato Il Corviale e che improvvisamente comincia a cedere come durante un'apocalisse preistorica in cui subisce gravi danni strutturali. Come annuncia il sito di un noto quotidiano romano "La tragedia è stata evitata per un soffio. Ieri notte alcuni teppisti hanno improvvisato un falò nelle cantine del Corviale, e solo il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco ha evitato una strage. Secondo una prima ricostruzione, un gruppo di ragazzini adolescenti... Ribattezzato dai suoi abitanti ‘il Serpentone’, il gigantesco modulo abitativo è stato realizzato nel 1970 da un team d'architetti capitanato da Mario Fiorentino, ispirandosi ad un progetto simile di Le Corbusier a Marsiglia. Doveva essere una struttura autosufficiente e dotata di tutti i servizi necessari, una vera e propria città satellite. Il progetto però non e mai stato ultimato, e il gigantesco palazzone (il ‘diaframma che indica la fine della città e l’inizio della campagna’, secondo l'architetto Bruno Zevi) si è da subito trasformato nel luogo simbolo del degrado urbano”.
In questa situazione alla New Orleans il sindaco V. decide di trasferire i seimila aitanti abitanti in una tendopoli allestita a Cinecittà e a ridosso di un Ipermercato dove la rabbia degli sfollati e l'irrefrenabile desiderio della "roba" fanno scattare un meccanismo fuori dagli argini della razionalità, destinato a cambiare persino gli equilibri meteorologici della città eterna. In questo romanzo d'amore droga e odio di classe edito dall'Agenzia X il Duka si prodiga anche in consigli per i viandanti: "Con le sostanze devi stare attento - ogni tanto rischi di annegarci dentro.
È come fare surf. Quando l'onda ti travolge non bisogna andare in panico - basta chiudere gli occhi e la bocca - ti lasci scorrere addosso la massa d'acqua e ti fai trascinare per un po' senza perdere la calma... Solo così puoi riemergere e affrontare fonda successiva''.
Ma l'apoteosi alla Nerone che scatta nel lettore di fronte al Serpentone che brucia sembra anticipare nuove apocalissi per Roma e per l'Italia dopo le conflagrazioni avvenute in quel castello di carte che nel romanzo appare il Corviale. In un crescendo megalomane non resta che rendere omaggio al Duka proprio come fa Gerardo, uno dei protagonisti: "...Penso anche a Ginevra, magari ha sentito pure lei questa bomba, l’aeroporto di Fiumicino e così vicino. Forse il rumore dell'esplosione l'ha raggiunta proprio nel momento in cui saliva la scaletta dell'aereo diretto in Corea del Nord. Forse il Duka ha calcolato anche il momento giusto per darle l'ultimo saluto... Che colpo! Un vero pugno da K.O. per Roma. BUM! Il Duka ha messo l’intera città al tappeto con un diretto in faccia, un colpo da campione.
Basta cliccare QUI.
Siamo all'ultimo guizzo di follia creatrice di Marco Philopat e del Duka. I due folletti del movimento italiano operanti rispettivamente tra Milano e Roma e che in Roma K.O «romanzo d'amore droga e odio di classe ripercorrono lungo cinque catastrofiche giornate trenta anni di sconvolgimenti che hanno cambiato la storia e la cultura del movimento antiproibizionista del nostro paese. Sono stati bravi nell’attualizzare il mitico droga e rock'n’roll nel corso delle loro a affabulazioni in un paese meschino dove vige una guerra non dichiarata ai poveri e ai diversi, dove tutto è proibito ma come afferma qualcuno occorre cercare di "conquistarsi il futuro con le unghie e con i denti".
I due kamikaze si dimostrano all'altezza dell’arduo compito di rappresentare l'hard core italiano. Estremamente loquaci sono soprattutto in grado di ricomporre in maniera esilarante una profezia auto-avverante sulla prossima e definitiva distruzione di Roma. Marco Philopat, animatore del mitico Virus di Milano, il primo centro del movimento punk italiano a cui aveva dedicato Lumi di punk e Costretti a sanguinare, nel corso di questi anni, è divenuto sempre più avvezzo nel dipanare alcune interessanti leggende metropolitane come nel suo La Banda Bellini, la storia di un gruppo dell'autonomia milanese degli anni Settanta, d'estrazione proletaria e composto di "randa” dell'hinterland milanese che, armati di chillum e di carabine winchester, erano riusciti a mettere in crisi il centro di Milano ma anche le logiche della maggior parte dei gruppi politici dell'epoca.
Un'atmosfera di follia creatrice che avvolge il lettore anche in Roma K.O. che rappresenta la storia di un'intera generazione e che in certi tratti potrebbe ricordare Paura e delirio a Las Vegas. Il libro nasce da un canovaccio rielaborato da oltre cinquanta ore di registrazioni tra protagonisti dei movimenti sociali a cui si sono prestati centinaia di collaboratori e con i contributi più svariati che andavano dagli aperitivi del Mariani, mitico bar di San Lorenzo ai consigli del poeta e scrittore Nanni Balestrini, protagonista indiscusso della letteratura italiana e del Gruppo 63, a cui molti giovani scrittori sono debitori per la sua incredibile abilità d'intreccio tra biografie personali e flusso poetico. Uno per tutti, Balestrini ha da sempre espresso con procedimenti semantici sempre all'avanguardia i punti alti dell'avanguardia politico-artistica e letteraria del nostro paese fin dai tempi di "vogliamo tutto".
Ma è il Duka il vero ispiratore di Roma K.O. a cui come succede per i tanti personaggi il cui nickname altisonante come Il Conte a Venezia o Pino Angoscia a Bologna, svela qualità nascoste o per lo meno perturbanti. La sua pistola è ancora calda come potrete vedere su un bislacco filmato uscito sulla rete. Duka è considerato a torto o a ragione il dandy della scena alternativa romana. Forse perché ai tempi andava a Londra e ci teneva ad avere un aspetto curato pur militando nei centri sociali in cui il look ma non necessariamente importante.
Ignorato per ora incoscientemente dal l'establishment della sua città, la presenza e la prosa del Duka costituiscono una seria minaccia per l'ordine costituito, una vera e propria miccia accesa sotto una Città che si riteneva eterna o almeno prima del Duka che peraltro non odia i media e ne fa parte. Nella vita si occupa di cultura e di musica e ne scrive su "Liberazione" ed ha anche composto un clamoroso I hate music/Odio la Musica per la casa editrice Meridiano Zero.
Sarà una percezione molto soggettiva, ma Philopat e Duka mi ricordano entrambi Peter Pan o forse anche Pinocchio per i caratteristici nasi allungati e per le situazioni più impensabili vissute all'insegna dell'ironia e dell'humour in frangenti spesso drammatici o d’importanza. I loro guizzi e la loro inventiva sono ben rappresentati nel testo che riesce a far scompisciare non solo i già convertiti dell'underground a pugno chiuso o dell'antiproibizionismo militante ma anche la gente comune e forse perché no, gli stessi abitanti delle borgate protagonisti della grande esplosione-implosione di cui parla il libro. Il romanzo fila liscio con un ritmo incessante in una cornice in cui le sostanze e le rivolte improvvise e l'implosione del quartierone romano e che sfociano inesorabilmente in un finale apocalittico: la definitiva e totale distruzione della Capitale.
La storia è ambientata all'interno di un set surreale, nella zona del Corviale, un gigantesco e squallido palazzone che rappresenta egregiamente la periferia romana tanto decantata da Pasolini fino alle storie tossiche di Guido Blumir. Questo vero e proprio postaccio lungo un chilometro concorre per il premio Frankenstein con analoghi scempi edilizi come lo Zen di Palermo, il Virgolone e il Treno di Bologna o i palazzoni di Quarto Oggiaro a Milano. Al Serpentone in futuro potrebbero aggiungersi le centrali nucleari o gli inceneritori, pudicamente chiamati termo-valorizzatori. Ma la lista dei palazzoni implodenti potrebbe allungarsi fino a coinvolgere la stessa Sede Rai di Saxa Rubra a Roma che oltre che materia di numerose inchieste della magistratura e d'arresti eccellenti, secondo una leggenda metropolitana quasi inestirpabile, non sarebbe altro che la copia conforme del supercarcere peruviano di Lima poi riadattata a studio televisivo tra le proteste e i mugugni di tanti giornalisti Rai.
In questo contesto da "nessun dorma" e soprattutto in attesa della tanto auspicata esplosione/implosione di Roma, Philopat e Duka viaggiano in un completo trip pazzoide fatto di rivolta ed allucinazioni e che sembra indicare la strada per il definitivo esodo psichedelico rivoluzionario. Tra la defezione e la protesta è la prima che sembra prevalere nell'immaginario delle plebi in rivolta accampate nella tendopoli di Cinecittà apprestate dal Sindaco V.
Siamo a Roma nel settembre del 2008 in un Leviatano che hanno chiamato Il Corviale e che improvvisamente comincia a cedere come durante un'apocalisse preistorica in cui subisce gravi danni strutturali. Come annuncia il sito di un noto quotidiano romano "La tragedia è stata evitata per un soffio. Ieri notte alcuni teppisti hanno improvvisato un falò nelle cantine del Corviale, e solo il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco ha evitato una strage. Secondo una prima ricostruzione, un gruppo di ragazzini adolescenti... Ribattezzato dai suoi abitanti ‘il Serpentone’, il gigantesco modulo abitativo è stato realizzato nel 1970 da un team d'architetti capitanato da Mario Fiorentino, ispirandosi ad un progetto simile di Le Corbusier a Marsiglia. Doveva essere una struttura autosufficiente e dotata di tutti i servizi necessari, una vera e propria città satellite. Il progetto però non e mai stato ultimato, e il gigantesco palazzone (il ‘diaframma che indica la fine della città e l’inizio della campagna’, secondo l'architetto Bruno Zevi) si è da subito trasformato nel luogo simbolo del degrado urbano”.
In questa situazione alla New Orleans il sindaco V. decide di trasferire i seimila aitanti abitanti in una tendopoli allestita a Cinecittà e a ridosso di un Ipermercato dove la rabbia degli sfollati e l'irrefrenabile desiderio della "roba" fanno scattare un meccanismo fuori dagli argini della razionalità, destinato a cambiare persino gli equilibri meteorologici della città eterna. In questo romanzo d'amore droga e odio di classe edito dall'Agenzia X il Duka si prodiga anche in consigli per i viandanti: "Con le sostanze devi stare attento - ogni tanto rischi di annegarci dentro.
È come fare surf. Quando l'onda ti travolge non bisogna andare in panico - basta chiudere gli occhi e la bocca - ti lasci scorrere addosso la massa d'acqua e ti fai trascinare per un po' senza perdere la calma... Solo così puoi riemergere e affrontare fonda successiva''.
Ma l'apoteosi alla Nerone che scatta nel lettore di fronte al Serpentone che brucia sembra anticipare nuove apocalissi per Roma e per l'Italia dopo le conflagrazioni avvenute in quel castello di carte che nel romanzo appare il Corviale. In un crescendo megalomane non resta che rendere omaggio al Duka proprio come fa Gerardo, uno dei protagonisti: "...Penso anche a Ginevra, magari ha sentito pure lei questa bomba, l’aeroporto di Fiumicino e così vicino. Forse il rumore dell'esplosione l'ha raggiunta proprio nel momento in cui saliva la scaletta dell'aereo diretto in Corea del Nord. Forse il Duka ha calcolato anche il momento giusto per darle l'ultimo saluto... Che colpo! Un vero pugno da K.O. per Roma. BUM! Il Duka ha messo l’intera città al tappeto con un diretto in faccia, un colpo da campione.
giovedì 15 gennaio 2009
Comunicato stampa centri sociali
Diffondiamo...
La memoria, il presente e il sindaco con la celtica
Ci sono storie che hanno a che fare solo con il passato, che non parlano al presente e in cui la memoria si trasforma in liturgia. Il tempo scorre e quelle storie si allontanano da noi, come se facessero parte di un'altra vita.
La storia e il nome di Valerio Verbano non appartengono a questa categoria perchè la corsa di Valerio non si è fermata il 22 febbraio 1980, come avrebbero voluto le pallottole dei fascisti. La corsa di Valerio è continuata attraversando generazioni differenti. Solo un anno fa, più di duemila persone hanno invaso le strade del Tufello in un corteo attraversato da studenti, centri sociali, movimenti di lotta per la casa, collettivi femministi.
Un corteo che ha rinnovato la memoria antifascista nelle battaglie contro i "pacchetti sicurezza", gli omicidi sul lavoro, le aggressioni neofasciste e le campagne razziste funzionali soltanto al potere nel tempo della crisi e della guerra globale. Tutto questo, insieme al progetto di Palestra Popolare che porta il suo nome, racconta una memoria viva, una storia attuale e collettiva. La storia di una città ribelle.
Negli ultimi giorni, qualche acuto giornalista ha pensato bene di travisare le parole di Carla, la mamma di Valerio, trasformandole in un invito diretto al nuovo sindaco Alemanno a onorare la figura di Valerio il prossimo 22 febbraio, in via Monte Bianco.
Il sindaco Alemanno vorrebbe con questo gesto "pacificare" una storia del "passato". Non capendo, o non volendo capire, che in quella via e davanti a quella targa, oltre alla memoria storica, c'è la vita e la lotta quotidiana di migliaia di persone che combattono il modello di città e di società che la sua figura rappresenta.
La croce celtica, che il sindaco porta orgogliosamente al collo, è il simbolo più volte usato negli ultimi anni per sfregiare la lapide di Valerio e dietro il quale sono avvenute le centinaia di aggressioni in tutta Italia contro centri sociali, campi rom, migranti, omosessuali e lesbiche, semplici cittadini e cittadine che partecipavano a iniziative pubbliche. Solo pochi giorni fa, il 27 dicembre, c'è stata un'altra aggressione, nello stesso quartiere di Valerio, contro un ragazzo di 18 anni che usciva dall'Horus Liberato dopo un'iniziativa culturale.
Come massima figura istituzionale della città, ci aspettiamo atti concreti, piuttosto che un gesto provocatorio: sollecitare la riapertura del processo per Valerio e chiedere conto a chi di dovere come mai pochi anni fa sono scomparse dagli archivi della polizia diverse prove utili; rivolgersi all'area neofascista a lui limitrofa negli anni '70 e pretendere la verità come più volte richiesto anche da Carla Verbano; rompere qualsiasi relazione politica e istituzionale con quei personaggi e gruppi che aprono covi dove il primo insegnamento è "distruggi il diverso".
Onorare Valerio significa riconoscere progetti, percorsi, sogni che appartengono ai nostri giorni. Primi fra tutti, la Palestra Popolare a lui dedicata, a cui le istituzioni negano a tutt'oggi l'allaccio delle utenze. Una vergogna.
In questo contesto, la presenza il 22 febbraio in via Monte Bianco sarebbe vissuta come uno sfregio alla memoria collettiva e una provocazione politica. Gianni Alemanno non è il benvenuto.
Allo stesso tempo, facciamo appello a tutte le realtà antifasciste e democratiche, i centri sociali, le reti studentesche, le reti migranti, i movimenti di lotta per la casa, le associazioni, per costruire una grande mobilitazione in vista della giornata del 22 febbraio. Una giornata di lotta e di festa per ricordare a tutta la città che la nostra memoria non si cancella perchè vive nelle battaglie di tutti i giorni.
Adesioni metropolitane:
Astra19 spa, Palestra Popolare Valerio Verbano, Horus Liberato 2.0, Kollatino Underground, Strike spa, Esc atelier occupato, Csoa La Strada, ACTIon, Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento Cittadino di lotta per la casa, csoa Corto Circuito, csoa Spartaco, csa Sans Papier, ACTIon-A, Cantiere sociale deCOLLIAMO, ondarossa 32, Centro di Cultura Popolare Tufello, loa Acrobax, RiVolturno, polisportiva All Reds, Factory Occupata, InterOceanica Pirata (Sapienza), RadioTorre soundsystem, csoa Forte Prenestino, csoa ExSniaViscosa, csa La Torre, Palestra Popolare Corpi Pazzi
La memoria, il presente e il sindaco con la celtica
Ci sono storie che hanno a che fare solo con il passato, che non parlano al presente e in cui la memoria si trasforma in liturgia. Il tempo scorre e quelle storie si allontanano da noi, come se facessero parte di un'altra vita.
La storia e il nome di Valerio Verbano non appartengono a questa categoria perchè la corsa di Valerio non si è fermata il 22 febbraio 1980, come avrebbero voluto le pallottole dei fascisti. La corsa di Valerio è continuata attraversando generazioni differenti. Solo un anno fa, più di duemila persone hanno invaso le strade del Tufello in un corteo attraversato da studenti, centri sociali, movimenti di lotta per la casa, collettivi femministi.
Un corteo che ha rinnovato la memoria antifascista nelle battaglie contro i "pacchetti sicurezza", gli omicidi sul lavoro, le aggressioni neofasciste e le campagne razziste funzionali soltanto al potere nel tempo della crisi e della guerra globale. Tutto questo, insieme al progetto di Palestra Popolare che porta il suo nome, racconta una memoria viva, una storia attuale e collettiva. La storia di una città ribelle.
Negli ultimi giorni, qualche acuto giornalista ha pensato bene di travisare le parole di Carla, la mamma di Valerio, trasformandole in un invito diretto al nuovo sindaco Alemanno a onorare la figura di Valerio il prossimo 22 febbraio, in via Monte Bianco.
Il sindaco Alemanno vorrebbe con questo gesto "pacificare" una storia del "passato". Non capendo, o non volendo capire, che in quella via e davanti a quella targa, oltre alla memoria storica, c'è la vita e la lotta quotidiana di migliaia di persone che combattono il modello di città e di società che la sua figura rappresenta.
La croce celtica, che il sindaco porta orgogliosamente al collo, è il simbolo più volte usato negli ultimi anni per sfregiare la lapide di Valerio e dietro il quale sono avvenute le centinaia di aggressioni in tutta Italia contro centri sociali, campi rom, migranti, omosessuali e lesbiche, semplici cittadini e cittadine che partecipavano a iniziative pubbliche. Solo pochi giorni fa, il 27 dicembre, c'è stata un'altra aggressione, nello stesso quartiere di Valerio, contro un ragazzo di 18 anni che usciva dall'Horus Liberato dopo un'iniziativa culturale.
Come massima figura istituzionale della città, ci aspettiamo atti concreti, piuttosto che un gesto provocatorio: sollecitare la riapertura del processo per Valerio e chiedere conto a chi di dovere come mai pochi anni fa sono scomparse dagli archivi della polizia diverse prove utili; rivolgersi all'area neofascista a lui limitrofa negli anni '70 e pretendere la verità come più volte richiesto anche da Carla Verbano; rompere qualsiasi relazione politica e istituzionale con quei personaggi e gruppi che aprono covi dove il primo insegnamento è "distruggi il diverso".
Onorare Valerio significa riconoscere progetti, percorsi, sogni che appartengono ai nostri giorni. Primi fra tutti, la Palestra Popolare a lui dedicata, a cui le istituzioni negano a tutt'oggi l'allaccio delle utenze. Una vergogna.
In questo contesto, la presenza il 22 febbraio in via Monte Bianco sarebbe vissuta come uno sfregio alla memoria collettiva e una provocazione politica. Gianni Alemanno non è il benvenuto.
Allo stesso tempo, facciamo appello a tutte le realtà antifasciste e democratiche, i centri sociali, le reti studentesche, le reti migranti, i movimenti di lotta per la casa, le associazioni, per costruire una grande mobilitazione in vista della giornata del 22 febbraio. Una giornata di lotta e di festa per ricordare a tutta la città che la nostra memoria non si cancella perchè vive nelle battaglie di tutti i giorni.
Adesioni metropolitane:
Astra19 spa, Palestra Popolare Valerio Verbano, Horus Liberato 2.0, Kollatino Underground, Strike spa, Esc atelier occupato, Csoa La Strada, ACTIon, Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento Cittadino di lotta per la casa, csoa Corto Circuito, csoa Spartaco, csa Sans Papier, ACTIon-A, Cantiere sociale deCOLLIAMO, ondarossa 32, Centro di Cultura Popolare Tufello, loa Acrobax, RiVolturno, polisportiva All Reds, Factory Occupata, InterOceanica Pirata (Sapienza), RadioTorre soundsystem, csoa Forte Prenestino, csoa ExSniaViscosa, csa La Torre, Palestra Popolare Corpi Pazzi
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