Postiamo un reportage di un nostro conoscente che è stato poco fa a Londra e ha visto i preparativi per le azioni che oggi stanno paralizzando la città, e domani...
di Giakag
La prima cosa che si nota scendendo dal 30 ad Hackney Wick è il silenzio. O più precisamente l'assenza del rumore convulso di Londra, del gas, dei clacson, delle voci. Hackney Wick è silenziosa e immobile, è la periferia estrema della città. Una sopraelevata taglia la visuale percorrendo una lunga curva tra le case basse e poi tra i capannoni. All'orizzonte un enorme cantiere si allunga verso il cielo con le sue gru immobili. Il vento corre tra i grandi spazi vuoti, tra gli edifici squadrati, tra le colonne di lamiere ammassate nei cortili delle carrozzerie turche. Alza la polvere della strada, si infila nei canali dall'acqua torbida e si libera nell'enorme cantiere, sbattendo le tele di nylon sfrangiate dei silos.
[sms to: 0794404**** Ciao, sono al capolinea. Ti aspetto]
Gigi non lo vedo da mesi, a parte ieri notte. Lui occupa case qui ad Hackney dal '94, ha vissuto la Londra di reclaim the street. È il suo ossigeno. Speriamo legga il messaggio. Ieri l'ho incrociato a un café queer polacco, il Morg, che infine si è rivelato un ex pompa funebre - con tanto di cella frigorifera e lettini per le salme! - in cui si stava scatenando un concerto punk, vecchia scuola, creste alla mohicana, ragnatele tatuate sulle guance, sorrisi sdentati, tutti a ciondoloni, ubriachissimi, quasi tutti italiani. Ecco gigi. Mi fa cenno e si avvicina.
-Ciao! Com'è andata il viaggio?
-IL 30 fa un giro infernale! Ho impiegato quasi due ore con i mezzi... Capisco perché non scendi mai a sud del Tamigi...
-Diciamo che sto bene ad Hackney... Qui siamo all'estremo oriente, la zona industriale... É rimasta abbandonata per quasi vent'anni, qui c'era un rave ogni settimana... Cioè... I rave ci sono ancora, ma non è più come prima...
-È bellissimo qui... le strutture industriali vuote! E poi ha il silenzio delle periferie, adorabile... Non è un paradiso?
-Non più... È stata un bolla nel tempo, incredibile, fortissima... Sono situazioni che si presentano solo nei periodi di cambiamento... Con la crisi industriale degli Ottanta Hackney si era svuotata alla velocità della luce... Noi l'avevamo ripresa, l'avevamo fatta vivere a modo nostro... Il quartiere intero era rimasto sospeso, abbandonato a se stesso... Noi siamo stati la risposta... Banksy viene da queste vie, i suoi pezzi più famosi li ha spruzzati su questi muri... Ora hanno iniziato a convertire i capannoni in flat o studi artistici, ma dieci anni fa erano tutti vuoti... Il quartiere esplodeva di energia... Le vedi quelle case popolari? Quelle la con tutti i ballatoi comuni? Li un appartamento su tre era occupato... Qui non passava nessuno, venivi rapinato anche di giorno...
-Tu dove stai ora?
-Mah.. Ora giro un po' qua e un po' la a casa di amici...
La strada è spoglia, l'asfalto è vecchio e rotto, polveroso. Stiamo camminando tra muri di mattoni macchiati alla base da erba grigia. Dal fondo della via ci vengono incontro tre ragazzi. Vestono tute sportive, uno è in jeans. Ci guardano per storto. Noi camminiamo lenti come prima, senza battere ciglio. Loro ci vengono incontro tosti, con sguardi da lupo. Io resto freddo, Gigi li guarda alla “levatevi dal cazzo”. Ci incrociamo, ci superiamo. Gigi si gira.
-Do you have a fire?
Stop. Loro si girano. Uno allunga un fuoco verso Gigi, che si accende lo spino. Ci rigiriamo tutti e ognuno riprende la propria strada. Gigi sorride.
-Speravano gli chiedessi del crack... Qua fanno tutti i cattivi ragazzi... Tra poco arriviamo ai canali navigabili, uno sale fino a Camden... Hanno un sistema di dighe, come una piccola Amsterdam... C'è anche chi ci vive, con le barchette e tutto...
Girando spuntiamo direttamente su un piccolo ponte in cemento. Ci sono graffiti ovunque, l'acqua è sporca, un vena tra gli scheletri decaduti dell'impero industriale. Ci fermiamo a osservare le acque che si spostano lente, strafottenti. Siamo tutti cresciuti tra le fabbriche abbandonate. Il lavoro ha fallito. E i nostri padri e le nostre madri hanno fallito a credere nel lavoro. L'etica del lavoro. Un abbaglio. Un palliativo al gusto di emancipazione. A noi non frega un cazzo di lavorare, non dobbiamo arrivare da nessuna parte, ne spezzarci la schiena per dimostrare chi siamo, ne disciplinare i nostri impulsi, siamo esorcizzati. Quello che ci serve lo creiamo. Lo prendiamo. Lo costruiamo. Lo godiamo. Stop. Ora la crisi economica ridonda su tutti i media, la recessione globale. Ci vorrebbero ad aspettare l'apocalisse dietro i sacchi di sabbia. A disperarci. A noi che qualche apocalisse non spiacerebbe neppure. Gigi è perso nei pensieri al mio fianco. Questo è un altro periodo di cambiamento, e lo sappiamo bene entrambi. E sappiamo che questa volta la bolla potrebbe esplodere. E avrà dei costi.
-Il primo aprile ci sarà la demo contro il G20 ho sentito...
-si... Quattro demo che partono verso le undici da punti diversi della city e convergono sotto la Bank of England per un mass street party... I quattro spezzoni sono guidati dai cavalieri dell'apocalisse... Quello nero dell'homelessness a Cannon street... Quello silver dei money crimes al London Bridge... Quello rosso della guerra a Moorgate... Quello verde del climate chaos a Liverpool street... Nelle vicinanze si installerà un climate change camp... Ma il due aprile sarà interessante...
-Che succede il due?
-Beh... Il due si passa la giornata dall'alba a cercare di bloccare il summit dei venti stronzi... Gancio all'Excel Centre Canning Town... Azioni in gruppi di affinità...
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mercoledì 1 aprile 2009
venerdì 23 gennaio 2009
CONTRO LO SGOMBERO DI COX18

Ieri mattina, con un blitz all'alba che ha bloccato militarmente il quartiere, è stato sgomberato il CSOA COX18, che ospita anche la Libreria Calusca e l'importantissimo Archivio Primo Moroni.
Non possiamo fare finta di niente davanti a un atto gravissimo e insensato come questo.
Agenzia X esprime tutta la sua solidarietà con il Cox, appoggia e partecipa a tutte le manifestazioni e le iniziative in sua difesa in questi giorni.
Per firmare la petizione online cliccate QUI
Ecco invece il comunicato ufficiale della riunione all'USI di ieri sera.
Venite domani al corteo e diffondete!
Appello per iniziative in solidarietà con Cox 18 di oggi, venerdì 23 gennaio 2009
Riprendiamoci Cox 18, la Calusca e l’archivio Primo Moroni
Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa, e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni..
la risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.
Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che 1’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto.
Il risultato, al momento, vede il centro sigillato, con tutti i materiali dentro, compresi i libri e le riviste della libreria e dell’archivio. Il Centro Sociale Conchetta, la Calusca, l’Archivio Primo Moroni rappresentano un pezzo di storia importante, e testimoniano oggi la possibilità di eludere il principio di mercificazione. Con essi, in buona compagnia: diversi altri centri sociali, luoghi di libero accesso e libero scambio, i servizi essenziali, il diritto di esistenza, sempre più minacciato dall’esistenza del diritto, e il diritto alla diversità.
La loro sopravvivenza deve essere la sopravvivenza della libertà di agire, di farci padroni del nostro futuro, di non essere pesati per quanto possiamo / sappiamo / vogliamo spendere.
Per quanto ci riguarda non consideriamo chiusa la partita, riconosciamo chi rifiuta l’omogeneità del pensiero unico del mercato: ci vogliono compatibili, compratori comperabili, ordinati e consenzienti. Resteremo ciò che sappiamo essere, ciò che siamo: originali, comunicanti, disomogenei.
Chiediamo a tutti di farsi carico di un pezzo di questo percorso, che è percorso di tutti.
Stasera ore 18.30, nella piazza di fronte alla stazione di Porta Genova: Volantinaggio per il quartiere
Alle 21.30 concerto sotto l’arco di piazza XXIV maggio
DOMANI MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER Cox18.
Concentramento ore 15.00 in piazza XXIV maggio.
I compagni e le compagne di Milano presenti ieri sera all’assemblea cittadini presso la sede USI di viale Bligny.
La giornata di ieri...
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mercoledì 24 settembre 2008
Rubo ai ricchi per...
Lo chiamano "attivista anti-sistema" perchè a Barcellona ottiene 492.000,00 euro in finanziamenti, spiega come farlo prima di fuggire dal paese e destina parte parte dei soldi per pubblicare una rivista in cui dichiara che non verranno restituiti. Gli "istituti finanziari" defraudati sono pubblicati in una lista pubblica: 492.000 euro in due anni da 39 istituti bancari, tramite 68 operazioni di credito.
Lontano, molto lontano da restituire tale cifra, ha impegnato parte di questi soldi per creare una rivista, il cui unico numero verrà distribuito in 150 punti di tutta Cataluña, grazie alla collaborazione di decine di persone, che lo distriibuiranno 200.000 copie gratuitamente. Nella rivista, spiega per filo e per segno, come è riuscito a "rubare", secondo parole proprie, tale cifra a le varie banche coinvolte e annuncia che non lo restituirà.
La rivista, che ha per titolo "CRISIS. Pubblicazione gratuita per sovvertire le turbolenze economiche", contiene, secondo quanto ha potuto sapere "EL Mundo", due pagine in cui il giovane stesso, di 32 anni e che risponde al nome di Enric Duran, spiega come ha ideato la truffa e che ha destinato i soldi, per realizzare la rivista stessa.
Persone vicino all'attivista hanno spiegato che è già fuggito dal paese sapendo che, secondo sue parole, "il sistema giuridico dello Stato spagnolo, partendo da questa confessione, potrebbe accusarlo di truffa maggiore e di insolvenza punibile", reati che prevedono pene fino a sei anni di carcere.
Enric Duran, molto conosciuto nell'"ambiente dell'attivismo, spiega che si tratta di "una azione individuale di insubordinazione al sistema bancario", che ha realizzato premeditatamente per "denunciare il sistema stesso e per destinare il denaro a iniziative che evidenzino la crisi sistematica" che la società "sta cominciando a vivere" e che "provino a costruire alternative rispetto tale società" . Il giovane, che definisce la truffa come "una azione aliena a qualunque tipo di violenza", rivendica il metodo impiegato come una nuova forma di disobbedienza civile.
A partire dalla primavera del 2006, studiando il funzionamento del credito finanziario, inizia a chiedere credito a banche, casse di risparmio e finanziarie facendo credere che doveva sistemare casa e comprare un'auto. Intanto crea una società per poter giustificare determinati investimenti, tipo l'acquisto di materiale audiovisivo per un produttore.
Il vantaggio di richiedere prestiti tramite una società, è che i debiti non compaiono nè nella "storia personale" nè nel CRIBE, il sistema d'informazione degli insoluti del "Banco de España". Per ottenere altri prestiti ammette che si è inventato una professione e "una buona nomea (falsa) e facendo credere che guadagnava, potendo così accedere al finanziamento". Inoltre, aggiunge alcune "chiavi" per ottenere tale somma: "Con una stampante, una fotocopiatrice, delle forbici e nastro adesivo si fanno meraviglie".
Per quanto riguarda i soldi, Enric afferma che dopo aver pagato commissioni, interessi, notai, imposte e spese, rimangono Euro 360.000,00 destinati alla pubblicazione ed altre azioni, per "trarre consapevolezza dalla crisi del sistema" e portare avanti "un ampio movimento sociale che metta in moto altre forme di vivere e di società" distanti dal capitalismo attuale.
Attualmente in località ignota, fa sapere alla stampa che non restituirà i debiti.
(fonte:Chainworkers.)
Lontano, molto lontano da restituire tale cifra, ha impegnato parte di questi soldi per creare una rivista, il cui unico numero verrà distribuito in 150 punti di tutta Cataluña, grazie alla collaborazione di decine di persone, che lo distriibuiranno 200.000 copie gratuitamente. Nella rivista, spiega per filo e per segno, come è riuscito a "rubare", secondo parole proprie, tale cifra a le varie banche coinvolte e annuncia che non lo restituirà.
La rivista, che ha per titolo "CRISIS. Pubblicazione gratuita per sovvertire le turbolenze economiche", contiene, secondo quanto ha potuto sapere "EL Mundo", due pagine in cui il giovane stesso, di 32 anni e che risponde al nome di Enric Duran, spiega come ha ideato la truffa e che ha destinato i soldi, per realizzare la rivista stessa.
Persone vicino all'attivista hanno spiegato che è già fuggito dal paese sapendo che, secondo sue parole, "il sistema giuridico dello Stato spagnolo, partendo da questa confessione, potrebbe accusarlo di truffa maggiore e di insolvenza punibile", reati che prevedono pene fino a sei anni di carcere.
Enric Duran, molto conosciuto nell'"ambiente dell'attivismo, spiega che si tratta di "una azione individuale di insubordinazione al sistema bancario", che ha realizzato premeditatamente per "denunciare il sistema stesso e per destinare il denaro a iniziative che evidenzino la crisi sistematica" che la società "sta cominciando a vivere" e che "provino a costruire alternative rispetto tale società" . Il giovane, che definisce la truffa come "una azione aliena a qualunque tipo di violenza", rivendica il metodo impiegato come una nuova forma di disobbedienza civile.
A partire dalla primavera del 2006, studiando il funzionamento del credito finanziario, inizia a chiedere credito a banche, casse di risparmio e finanziarie facendo credere che doveva sistemare casa e comprare un'auto. Intanto crea una società per poter giustificare determinati investimenti, tipo l'acquisto di materiale audiovisivo per un produttore.
Il vantaggio di richiedere prestiti tramite una società, è che i debiti non compaiono nè nella "storia personale" nè nel CRIBE, il sistema d'informazione degli insoluti del "Banco de España". Per ottenere altri prestiti ammette che si è inventato una professione e "una buona nomea (falsa) e facendo credere che guadagnava, potendo così accedere al finanziamento". Inoltre, aggiunge alcune "chiavi" per ottenere tale somma: "Con una stampante, una fotocopiatrice, delle forbici e nastro adesivo si fanno meraviglie".
Per quanto riguarda i soldi, Enric afferma che dopo aver pagato commissioni, interessi, notai, imposte e spese, rimangono Euro 360.000,00 destinati alla pubblicazione ed altre azioni, per "trarre consapevolezza dalla crisi del sistema" e portare avanti "un ampio movimento sociale che metta in moto altre forme di vivere e di società" distanti dal capitalismo attuale.
Attualmente in località ignota, fa sapere alla stampa che non restituirà i debiti.
(fonte:Chainworkers.)
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