lunedì 12 gennaio 2009

Pappé sulla "giusta furia di Israele"

Proponiamo un recente intervento dello storico israeliano Ilan Pappé, docente all'Università di Exeter e tra gli autori che intervengono nell'ultimo numero di Conflitti Globali, Israele come paradigma.

Ringraziamo Pappé e Alberto Pesavento, che ha tradotto l'articolo.

La  giusta furia di Israele e le sue vittime a Gaza

La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l'attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l'aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell'estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza. Questa sconvolgente autogiustificazione dell'inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l'immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.

È basata in primo luogo su semplici bugie trasmesse in un linguaggio giornalistico che ricorda i momenti più bui degli anni Trenta in Europa. Ogni mezz'ora un notiziario alla radio e alla televisione descrive le vittime di Gaza come terroristi e il loro omicidio di massa ad opera di Israele come un atto di autodifesa. Israele presenta se stesso alla propria gente come la giusta vittima che si difende da un grande male. Il mondo accademico è arruolato per spiegare quanto demoniaca e mostruosa sia la lotta palestinese, se guidata da Hamas. Questi sono gli stessi studiosi che in passato demonizzarono l'ultimo leader palestinese Yasser Arafat e delegittimarono il suo movimento, Fatah, durante la Seconda Intifada palestinese.

Ma le bugie e le rappresentazioni distorte non sono la parte peggiore di tutto questo. È l'attacco diretto alle ultime vestigia di umanità e dignità del popolo palestinese ciò che fa più rabbia. I palestinesi in Israele hanno mostrato la loro solidarietà agli abitanti di Gaza e vengono ora bollati come quinta colonna all'interno dello Stato ebraico; il loro diritto a rimanere nella loro patria è messo in dubbio data la mancanza di supporto all'aggressione israeliana. Tra coloro i quali acconsentono – a torto, a mio parere – ad apparire nei media locali vengono interrogati, e non intervistati, come se si trovassero nella prigione dello Shin Bet. La loro entrata in scena è preceduta e seguita da umilianti sottolineature razziste e sono accusati di essere una quinta colonna, gente irrazionale e fanatica. Ma questa non è nemmeno l'abitudine più indecente. Ci sono alcuni bambini palestinesi dei Territori Occupati curati dal cancro in ospedali israeliani. Dio sa quale prezzo abbiano pagato le loro famiglie perchè venissero ricoverati là. Israel Radio si reca ogni giorno all'ospedale per domandare ai poveri genitori di dire agli ascoltatori israeliani quanto giusto sia Israele nei suoi attacchi e quanto malvagio sia Hamas nella sua difesa. Non c'è limite all'ipocrisia che una giusta furia produce. Il discorso di politici e generali oscilla senza posa tra l'autocompiacimento per l'umanità che l'esercito dimostra nelle sue operazioni "chirurgiche" da un lato, e il bisogno di distruggere Gaza una volta per tutte, in modo umano ovviamente, dall'altro.

La giusta furia è un fenomeno costante nell'espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o  distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Nel suo eccellente volume The Return of Zionism: Myths, Politics and Scholarship in Israel, Gabi Piterberg esplora le origini ideologiche e il progredire storico di questa giusta furia. Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona.

È cruciale analizzare le origini ideologiche di questa attitudine e trarne le necessarie conclusioni politiche a partire dalla sua diffusione. Questa giusta furia ripara la società e i politici in Israele da ogni rimprovero o critica all'estero. Ma ancor peggio, si traduce sempre in politiche di distruzione nei riguardi dei palestinesi. Senza alcun meccanismo di critica interna e pressioni dall'esterno, ogni palestinese diventa un potenziale bersaglio di questa furia. Data la potenza di fuoco dello Stato ebraico può solo finire inevitabilmente in più omicidi di massa, stragi e pulizia etnica.

La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione. Essa spiega perchè la società ebraica israeliana non si lascerebbe influenzare da discorsi sensati, punti di vista logici o dal dialogo diplomatico. E se non si vuole appoggiare la violenza come strumento per contrastarla, c'è solamente un'altra via davanti a noi: sfidare frontalmente questa cieca convinzione morale come una cattiva ideologia che si propone di occultare delle atrocità. Un altro nome di quest'ideologia è quello di Sionismo, e una condanna internazionale nei confronti del Sionismo, non solo nei casi di specifiche politiche di Israele, è il solo modo per respingerla. Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un'ideologia che appoggia la  pulizia etnica, l'occupazione, e ora l'omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un'ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l'intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e  sarà soggetta a sanzioni.

Ma non sono un ingenuo. So che persino l'uccisione di centinaia di palestinesi innocenti non sarebbe sufficiente a produrre un tale cambiamento nell'opinione pubblica occidentale; ed è persino più improbabile che i crimini commessi a Gaza spingano i governi europei a cambiare la loro linea politica nei riguardi della Palestina.

Eppure, non possiamo permettere che il 2009 sia solo un altro anno, meno carico di significato del 2008, l'anno commemorativo della Naqba, e che non ha mantenuto le grandi speranze che noi tutti nutrivamo per il suo potenziale di trasformare radicalmente l'attitudine del mondo occidentale verso la Palestina e i palestinesi.

Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l'opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell'ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire.

Nelle realtà accademiche, questo è già stato fatto. La nostra principale sfida è quella di trovare una modalità efficace per spiegare il collegamento tra l'ideologia Sionista e le passate politiche di distruzione, fino alla crisi attuale. Potrebbe essere più agevole farlo mentre, sotto le circostanze più terribili, l'attenzione mondiale è rivolta ancora una volta alla Palestina.  Sarebbe persino più difficile in tempi in cui la situazione possa sembrare "più tranquilla" e meno drammatica. In tali momenti di "rilassamento", la soglia d'attenzione limitata dei mezzi di informazione occidentali marginalizzerebbe ancora una volta la tragedia palestinese, trascurandola per via degli orribili genocidi in Africa o per via della crisi economica e degli scenari ecologici da giudizio universale nel resto del mondo. Sebbene sia improbabile che l'informazione occidentale sia interessata a fare scorte di storia, è solo attraverso una valutazione storica che la mole dei crimini commessi contro il popolo palestinese nel corso degli ultimi sessanta anni può essere esposta. Quindi, è compito di un mondo accademico militante e dei media alternativi quello di insistere su tale contesto storico. Queste figure non dovrebbero sottrarsi, storcendo il naso, dall'informare l'opinione pubblica, e se tutto va bene persino dallo spingere i politici più attenti a guardare agli eventi con una prospettiva storica più ampia.

In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant'altro, è il momento di associare nella mente pubblica l'ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l'oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l'ideologia dell'Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano,  questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all'altro e da un posto all'altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c'è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d'avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi.

Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d'Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT.

Collegando l'ideologia Sionista e le politiche del passato alle presenti atrocità, saremo in grado di fornire una spiegazione logica e trasparente alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Sfidare con mezzi nonviolenti uno Stato ideologico che non ammette dubbi circa la propria rettitudine e che si permette, aiutato da un mondo taciturno, di espropriare e distruggere la popolazione autoctona della Palestina, è una causa giusta e morale. Sarebbe inoltre un modo efficace per stimolare l'opinione pubblica, non solo contro l'attuale politica di genocidio a Gaza, ma se tutto va bene anche per prevenire future atrocità. Ma in misura più importante di ogni altra cosa, sgonfierebbe la bolla della giusta furia che soffoca i palestinesi ogni volta che fa la sua comparsa. Aiuterebbe a far cessare l'immunità occidentale all'impunità d'Israele. Senza quell'immunità, si spera che sempre più persone in Israele comincino a vedere la reale natura dei crimini commessi in loro nome e che la loro furia si rivolga contro chi ha intrappolato loro e i palestinesi in questo inutile ciclo di spargimento di sangue e  violenza.

Ilan Pappé

(Israel's righteous fury and its victims in Gaza)

The Electronic Intifada, January, 2nd 2009

venerdì 9 gennaio 2009

Calendario Droghe 2009

Da lunedì 12 gennaio il calendarioDroghe 2009 sarà acquistabile online sul sito di Agenzia X oppure direttamente in redazione (via pietro custodi 12, Milano).
14 scatti del fotografo Alessandro Calderoni, una sostanza per mese, una sola modella: Tekla Taidelli, regista del film Fuori Vena.
Ecco cosa scrive a proposito di questo lavoro il fotografo:

Nel 2005, alla presentazione del mio primo libro, "Sopra le righe", un'inchiesta sul marketing degli stupefacenti, conobbi Tekla Taidelli, una giovane regista punk completamente fulminata ma decisamente creativa e molto brava nel gestire un linguaggio filmico crudo e diretto. Tre anni dopo, ci siamo risentiti e abbiamo deciso di creare un calendario un po' punk, un po' provocatorio, un po' postmoderno. Due ore di brainstorming, una settimana per i materiali, 14 ore di shooting, altrettante di editing ed è nata l'opera che vi metto a disposizione qui: dodici mesi per dodici tipi di stupefacenti. Naturalmente Tekla è la "modella", io sto dietro la macchina fotografica, come al solito. Con l'aiuto di Marta Confalonieri (make up artist), Cristina Piccinelli (costumista) e Ambra Terzi (scenografa), è venuto un buon lavoro. Potete scaricare le immagini, stamparvele o diffonderle (ricordando sempre i credit, please). Con i nostri migliori auguri...
Alessandro Calderoni

giovedì 8 gennaio 2009

nuovo anno

Eccoci di nuovo, nonostante la neve.

Prima di tutto grazie, anche se in ritardo, per l'incredibile partecipazione al (no)X(mas)party, che ha visto la redazione di AgenziaX contenere a fatica oltre un centinaio di amici, lettori, curiosi.
Grazie, davvero, a tutti.

Ieri, poi, è uscito su Dnews, il free press, un interessante articolo sullo steampunk, dalla moda allo stile di vita, a firma di Angelo DiMambro, che per una buona parte si occupa della Guida steampunk all'apocalisse. Lo trovate in rassegna stampa.

Altra importante novità: sono aperte le iscrizioni per il laboratorio di scrittura di Agenzia X, Scrittura teppista. Si tratta di 10 incontri di due ore ciascuno (da febraio e aprile, i martedì dalle 20 alle 22) tenuti da Marco Philopat e dalla redazione di Agenzia X, per sviluppare e affinare le capacità di scrittura.
Per tutte le info, cliccate QUI, oppure scrivete a press@agenziax.it, oppure chiamateci, perché no, allo 0289401966.

giovedì 18 dicembre 2008

(no)X(mas) party


lunedì 22 dicembre dalle ore 18.30
Redazione AgenziaX
via Pietro Custodi 12 - Milano

(no)X(mas) PARTY

aperitivo con gli autori

anteprima del libro+ cd Renegades of Funk di u.net

con brani di Esa, Tormento, Militant A, Bonnot, Donald D, Mastino e tanti altri

tutti i libri in catalogo al 40% di sconto

lunedì 15 dicembre 2008

Conflitti sotterranei

Due appuntamenti vicinissimi:

oggi pomeriggio, presso Palazzo Nuovo Occupato, a Torino
nella sala lauree di Lettere e Filosofia
ISRAELE COME PARADIGMA
Presentazione della rivista Conflitti Globali n° 6

Interverranno:
Angelo d'Orsi, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino
Massimiliano Guareschi, docente di Politiche globali presso l'Università di Genova
Marco Allegra, ricercatore presso il Dipartimento di Studi Politici di Torino
A seguire dibattito con i presenti.

domani, invece:

Libreria del Mondo Offeso - ore 18.30
I SOTTERRANEI DELLA RIVOLTA

Manolo Morlacchi presenta
La fuga in avanti
la rivoluzione è un fiore che non muore

Marco Philopat presenta
Roma K.O.
romanzo d'amore droga e odio di classe

martedì 9 dicembre 2008

La Grecia in rivolta


Esprimiamo tutto il nostro dolore per l'assassinio di Alexander Grigoropulos, studente quindicenne ucciso sabato notte dalla polizia, ad Atene.
La notizia è stata riportata malamente, in Italia: (quasi) nessuno racconta, a proposito di questa prima rivolta della crisi, che tutto è cominciato durante uno sciopero indetto dalle infermiere per protestare contro i tagli del governo, e che gli studenti di medicina hanno preso in ostaggio il Ministro della Sanità per un'ora per costringerlo ad ascoltarli. Inoltre: gli studenti sono in piazza insieme ai loro professori, le università sono occupate da giorni, persino i pensionati protestano nelle strade.
Vi proponiamo questo articolo di Ulisse Ognistrada, pubblicato su Senza soste che fa un'analisi lucida della situazione:


Con questo editoriale, lo confesso, voglio togliermi alcuni “sassolini” dalle scarpe, che tengo da alcuni anni, perchè credo che l'Italia sia il regno dell'ipocrisia e delle cose non dette.
Cercherò, inoltre, di astrarmi, molto difficile per me, cercando di vedere con occhi non soltano militanti, ma anche da “democratico” che cerca di porsi domande.
Certo farò dei paralelismi tra due paesi, Grecia e Italia, sorvolando sulle analisi socio economiche, che lascio ad altri ma che ritengo, nei fatti di questi giorni, ininfluenti perchè riguardano comportamenti e opportunità e non interventi politici.
Il primo parallelo con occhi di “democratico” me lo ha suggerito un tale, questa mattina al Bar. Davanti agli articoli dei giornali sui fatti di Atene si rivolge ad un amico dicendo “ certo, hanno ammazzato un ragazzino, il governo ha preso e arrestato immediatamente due poliziotti, il ministro ha chiesto pubblicamente scusa e ha rassegnato le dimissioni ( poi respinte - n.d.r. ), in Italia, invece, hanno assolto i poliziotti della Diaz e hanno detto che Carlo Giuliani è stato ammazzato per colpa di un calcinaccio” ascolto interessato la discussione quando l'interlocutore risponde, “anche il Partito Socialista ha attaccato la polizia, ha chiesto le dimissioni del governo, in Italia, per il G8 invece la preoccupazione fu trovare il capro espiatorio e furono i Black Block:I facinorosi che attaccano la polizia. Invece di condannare chi sparò in testa ad una ragazzo”.
E chiaro che il governo greco è un'istituzione formata da un partito lontano da una gestione democratica del potere e della polizia, ma è anche vero che uno stato, membro della UE, ha preso una posizione certa e immediata sui fatti , mentre tutti ricordiamo i giri di parole del governo italiano e, soprattutto, dell'opposizione sui fatti di Genova 2001.
In Italia abbiamo assistito a poliziotti incatenati davanti alla questura per protesta contro chi li accusò e condannò per i pestaggi nella caserma di Napoli, ma non si è mai vista una manifestazione di massa dei partiti della sinistra davanti ad una questura o una caserma, questo perchè si riconosce, anche davanti agli omicidi, una legittimità democratica a chi, negli anni, non negli episodi, ha ampiamente dimostrato di non saper cosa è la democrazia, nemmeno quella che un tempo definivano “borghese”.
Dal punto di vista militante il quadro, in questo parallelismno forzato, e ancora più desolante, per chi come al sottoscritto, poco importa del teatrino politico delle istituzioni e dei partiti.
La rivolta generalizzata in Grecia ci deve insegnare molto. Ci dimostra, in tutta la sua crudeltà, gli errori fatti dal movimento a Genova e dopo. Ci insegna che gli scontri non si concordano con la polizia, ci racconta di quanto fu illusorio e sbagliato l'allargamento del movimento a gruppi lontanissimi tra loro, in modalità e forme della politica, ci dà una visione corretta del concetto di “non violenza”.
Ci mostra come la sinistra anticapitalista greca ( anche quella presente in parlamento ) non si è dissociata dagli scontri e non ha cercato alibi, come fece, invece, Agnoletto a suo tempo.
Ci deve far capire fino a che punto lo stato si può permettere di reprimere e ci insegna come reagire alla crisi.
Ma più di tutto ci mostra un'altra cosa: la rivolta di domenica, che ha portato al tragico omicidio di un 15enne, è nata dalle proteste contro la riforma scolastica del governo greco, una riforma che, se messa a confronto di quella italiana, è una barzelletta, una storiella buffa in un contesto di crisi economica che la nostra generazione non immaginava nemmeno possibile.
In Italia, l'Onda ( che adesso pare più una risacca ) ha speso troppo del suo tempo nell'affermare di essere apolitica e nel differenziarsi dal '68, come se fosse una grave onta, invece di rivendicare una continuità, se non polica almeno morale, con le lotte anticapitaliste che dal vituperato '68 francese hanno rivoltato il mondo per almeno un decennio.
L'Onda, ha inutilmente invocato il Capo dello stato, come se davvero fosse garante di qualche cosa e non uno dei tanti attori ( o burattini ) delle istituzioni economiche nazionali ed internazionali.
Almeno una cosa quest'Onda divrebbe fare propria dall'esperienza del '68, dovrebbe capire e applicare una delle frasi più celebri pronunciate in quegli anni da Ernesto Che Guevara “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”, se così fosse i giovani che oggi scendono nelle piazze contro la Riforma Gelmini doveebbero sentire come proprio il dolore che oggi sentono i giovani greci ed avrebbero sentito il dovere morale di esprimere la solidarietà dovuta, con il linguaggio che li dovrebbe accomunare, la rivolta.
Una cosa mi fa sperare ed è il comportamento tenuto dall'informazione sulla vicenda Greca. Una informazione pilotata che ha chiaramente paura che la Grecia possa simboleggiare quello che la Francia simboleggiò con il suo Maggio.
Repubblica Tv corre a dire che il ragazzo ucciso era di “buona famiglia” e che gli scontri sono creati dalla sinistra estrema che cavalca la protesta.
Il Tg1 nella notizia sulla morte del giovane greco cita testualemnte “ UCCISO PER ERRORE” mentre i due poliziotti sono stati arrestati per omicidio. Come sempre accade la TV di Stato fornisce la versione della polizia ( tra l'altro smentita pure dal governo ) e non cita i testimoni oculari che hanno fatto sì che i due poliziotti fossero arrestati.
Che davvero la Grecia del 2008 sia la Parigi del 1968?

lunedì 1 dicembre 2008

Appuntamenti sparsi

La prima settimana di Dicembre ci offre una serie di appuntamenti in giro per l'Italia:

Si incomincia con il Duka, che il 2 sarà a Bologna, presso l'università occupata, per presentare Roma K.O. e non solo. Non siamo di certo i primi a notare le affinità tra il movimento dell'Onda Anomala e quello della Pantera, che ha visto il Duka in prima linea... L'appuntamento è per le h 21 di martedì, ma siamo sicuri che dopo presentazione e reading il dibattito sarà intenso.

Il 4 doppio appuntamento: a Firenze, presso il CSO Next Emerson, dove reginazabo parlerà della Guida steampunk all'apocalisse. Dalle h 20 in poi.

A Milano, invece, presso la Galleria Blanchaert, Marco Philopat presenterà Inverno alla Grand Central con l'autore, Lee Stringer, in tour per presentare l'edizione italiana del suo romanzo, edito da nottetempo. Un'intensa narrazione di strada, nel filone del racconto orale. Dalle h 19.

Verso la fine della settimana, dopo le anteprime al Festival dei Popoli di Firenze e al Filmaker Festival a Milano, entrerà in libreria Claire Simon - La leggenda dietro la realtà, a cura di C. Chatrian e D. Persico

A chiudere la settimana ci pensa ancora reginazabo, alla libreria La Citè di Firenze, che presenta Steampunk insieme ai redattori della rivista autoprodotta Ruggine. Dalle h 19.